Vivere in campus a Udine: cosa cambia davvero rispetto a vivere da soli
La differenza più grande tra vivere da soli e vivere in campus non è lo spazio, né i mobili, né nemmeno il prezzo. È quello che succede quando torni a casa la sera e trovi qualcuno, invece di un appartamento vuoto.
Chiunque sia stato fuori sede lo sa: il primo mese è quasi sempre più difficile di quanto ci si aspetti. Non per lo studio, ma per tutto il resto. Una città nuova, una stanza spoglia, un supermercato dove non sai ancora dove sono le cose, coinquilini che magari conosci appena. È un fenomeno talmente comune che riguarda quasi mezzo milione di studenti italiani ogni anno, ed è uno dei motivi per cui le famiglie si preoccupano più della solitudine che dei soldi, quando si tratta di mandare un figlio a studiare lontano da casa.
Vivere da soli: l’autonomia che a volte pesa
In un appartamento condiviso, anche con i coinquilini migliori del mondo, la vita sociale è qualcosa che devi costruire da zero. Non è automatica. Devi organizzare le cene insieme, proporre di studiare nella stessa stanza, capire chi ha voglia di uscire e chi preferisce stare per conto suo. E quando i coinquilini cambiano — perché finiscono gli esami, perché trovano un’altra stanza, perché il contratto scade — quella piccola comunità che avevi costruito si scioglie, e tocca ricominciare.
C’è anche un’altra cosa che capita spesso e di cui si parla poco: la sera in cui hai bisogno di parlare con qualcuno, e in casa non c’è nessuno. Non è drammatico, quasi mai. Ma è uno di quei dettagli che, mese dopo mese, si fanno sentire.
Vivere in campus: la differenza è nel “di default”
In una residenza come Renati Campus, la vita comune non è qualcosa che devi organizzare: esiste già, prima ancora che tu arrivi. C’è la mensa, dove ti ritrovi seduto vicino a gente che magari non conosci ancora ma con cui finisci per parlare comunque. Ci sono le aule studio, aperte tutti i giorni dalla mattina fino a sera, dove capita di alzare la testa dal libro e ritrovarti a chiacchierare con chi sta studiando lo stesso esame. C’è il cortile, il campetto da calcio per chi vuole staccare la testa con una partita serale, la cucina comune per chi a un certo punto si stufa di mangiare da solo in camera.
Non significa vivere sempre in mezzo alla gente, né perdere la propria autonomia — ogni studente ha le proprie chiavi, entra ed esce quando vuole, gestisce le proprie giornate in piena libertà. Significa, semplicemente, che la possibilità di incontrare qualcuno non dipende solo da te. È già parte della struttura.
Quello che raccontano (più o meno) gli studenti che ci vivono
“Il primo mese pensavo che avrei studiato sempre in camera, da sola, come avevo sempre fatto a casa. Poi una sera sono scesa nelle aule studio solo perché lì c’era più luce e mi sono ritrovata a fare amicizia con la ragazza seduta al tavolo a fianco, che stava preparando lo stesso mio esame. Da quella sera abbiamo iniziato a darci appuntamento lì quasi ogni giorno, e adesso, due esami dopo, è una delle persone con cui parlo di più qui a Udine.” — studentessa di Economia, secondo anno
“Avevo già vissuto in appartamento l’anno scorso, a Bologna, e mi ricordo bene la sensazione: tornavo a casa e dovevo sperare che ci fosse qualcuno, altrimenti la serata era da passare da solo davanti al telefono. Quello che mi ha sorpreso del Renati, fin dai primi giorni, è stato il contrario: a cena c’era sempre qualcuno, anche se non lo conoscevo ancora bene, e bastava sedersi al tavolo giusto per ritrovarsi a parlare per un’ora. Non avevo bisogno di organizzare niente, succedeva e basta.” — studente di Ingegneria, primo anno
“La differenza più grande non è il prezzo, anche se quello conta. È che a Padova, dove vivevo in appartamento, dovevo organizzarmi io ogni cosa: le cene, la compagnia, anche solo qualcuno con cui guardare una partita la domenica. Qui invece basta scendere al piano terra, o passare dal campetto la sera, e trovi sempre qualcuno che ha voglia di fare due chiacchiere o quattro tiri al pallone. Dopo un anno qui, alcune delle persone con cui ho condiviso quegli spazi sono diventate vere amicizie, non solo conoscenze da residenza.” — studente di Giurisprudenza, terzo anno
Una scelta che riguarda il modo in cui vivi, non solo dove dormi
Vivere da soli, in un appartamento scelto e gestito in autonomia, resta per molti la soluzione giusta — soprattutto per chi ha già i propri coinquilini, le proprie abitudini, e cerca più libertà nella scelta di chi e dove vivere. Vivere in campus risponde a un bisogno diverso: quello di non dover costruire da zero, in una città che non conosci, anche la parte sociale della tua vita fuori sede.
Se vuoi capire come funziona davvero la vita di tutti i giorni a Renati Campus — tra aule studio, mensa e le persone che ci incontri senza nemmeno cercarle — scrivici: ti raccontiamo cosa significa viverci, prima ancora di decidere.